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La cucina italiana. Storia di una cultura by Massimo Montanari Alberto Capatti

By Massimo Montanari Alberto Capatti

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Everyone Is Italian on Sunday

"This booklet is the one most crucial paintings of my lifestyles. It represents a long time of having fun with and dealing with foodstuff and the folks i like such a lot during this global. " —Rachael

If you're like Rachael Ray, you'll agree that there's whatever comforting and heartwarming a few heaping plate of completely cooked spaghetti with wet and gentle meatballs coated in a luscious, dark-red tomato sauce. Now, in everyone seems to be Italian on Sunday, Rachael invitations you into her domestic to percentage her family's culinary heritage and the recipes that experience formed her existence and career.
For Rachael, Italian food—spinach gnocchi, linguine puttanesca, poultry saltimbocca, pizza capricciosa—has the facility to summon adored, satisfied stories. during this one critical booklet, she has introduced jointly signature recipes for the conventional Italian staples that she grew up with and nonetheless chefs for her friends and family at the present time. From arancini to saffron gnocchetti sardi, from small bites to hearty food, from her sister's favourite Italian cakes to her husband's Italian ingredient-inspired cocktails, here's a treasury of scrumptious dishes to organize with love and consume with gusto.

Classic Italian cooking has regularly been the root of virtually each meal that Rachael prepares, and she or he hopes that you just and your loved ones, neighbors, and pals will love savoring every thing that Italian cooking has to provide. Italian Sundays are all approximately bringing humans jointly and developing tremendous thoughts whereas having fun with the pleasures of serious home made food.

So pull up a chair at Rachael's kitchen desk and adventure the magic of an Italian Sunday!

City-States in Classical Antiquity and Medieval Italy

Experiences the advance of city-states within the classical and medieval classes

Florence, Italy

Viewers were attracted to Florence's architectural and creative treasures for hundreds of years - and for strong cause. yet, with an ancient heart of in basic terms part a square-mile, it may be demanding to determine the points of interest throughout the crowds. The throng at the Duomo steps, the strains for the Uffizi and the jostling for pictures on Piazzale Michelangelo all require an excellent dose of persistence.

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Come ha scritto Le Goff, «le realtà politiche e mentali del Medioevo italiano sono, ben più che l’Italia, gli italiani»8. A qualcosa del genere si riferisce Salimbene da Parma, il frate cronista che nel XIII secolo osserva: «i vini rossi di Auxerre non sono così buoni come i vini rossi italiani»9. È vero che, ancora nel Trecento, i ricettari di cucina paiono muoversi in una logica più «europea» che «italiana»: le denominazioni dei piatti – nei pochi casi in cui compaiono – rimandano all’uso teutonico o yspanico, di Francia o d’Inghilterra (per non parlare dei piatti di evidente ascendenza araba) non meno di quanto richiamino usi locali della penisola.

Le olive «all’ascolana» assumono tale denominazione solo quando oltrepassano i confini della città natale – salvo subito rientrarvi per una sorta di effetto boomerang. La proposta che questo libro avanza è di spostare la nozione di identità dal piano della produzione (cui normalmente viene riferita) al piano dello scambio. In tal modo, non sarà difficile rinvenire una circolazione di usanze alimentari, di conoscenze gastronomiche e di pratiche di cucina che da tempo assai antico fanno esplicito riferimento a un contesto «italiano»: tale, si badi, non in virtù di una qualche omogeneità delle culture locali (ciascuna delle quali mantiene una sua specifica connotazione e diversità), ma proprio a partire dalla loro diversità, che si delinea nel momento stesso in cui entra in circolo.

Da questo testo derivano, con adattamenti più o meno sensibili a diverse realtà regionali, il Libro della cucina di Anonimo toscano, compilato verso la fine del XIV secolo19, e numerose altre «varianti» che Bruno Laurioux ha pazientemente inseguito negli archivi europei, giungendo alla conclusione che «il Liber de coquina è stato utilizzato, nelle sue diverse incarnazioni, fino alla fine del XV secolo ed è stato conosciuto in tutta l’Italia, e anche fuori della penisola, in Francia e in Germania»20.

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